IL SANGUE VERDE di Andrea Segre (ZaLab - 2010)

La voce dei braccianti africani che hanno manifestato a Rosarno

contro lo sfruttamento e la discriminazione.

7 volti, 7 storie e un'unica dignità.

Gennaio 2010, Rosarno, Calabria. Le manifestazioni di rabbia degli immigrati mettono a nudo le condizioni di degrado e ingiustizia in cui vivono quotidianamente migliaia di braccianti africani, sfruttati da un'economia fortemente influenzata dal potere mafioso della 'Ndrangheta. Per un momento l'Italia si accorge di loro, ne ha paura, reagisce con violenza, e in poche ore Rosarno viene "sgomberata" e il problema "risolto". Ma i volti e le storie dei protagonisti degli scontri di Rosarno dicono che non è così. Scovarle e dare loro voce è oggi forse l'unica via per restituire al Paese la propria memoria: quella di quei di giorni di violenza e quella del proprio recente quanto rimosso passato di miseria rurale.
Prodotto da ZaLab in coproduzione con Aeternam Films con la collaborazione diRAI3 - Doc3 JoleFilm e la partecipazione di AAMOD con il patrocinio di Amnesty International- sezione italiana vai a credits completi

sabato 20 ottobre 2012

I braccianti di Saluzzo senza un tetto diventano un caso nazionale


 Il caso dei migranti africani accampati a Saluzzo, diventa una notizia di rilievo nazionale.
Dopo i servizi del TG3 Rai del Piemonte, se ne occupa nell'edizione di venerdì 31 agosto anche il quotidiano nazionale la Stampa, che richiama in prima pagina: "Una Rosarno anche a Saluzzo". Un titolo ad effetto, per poi scoprire che le sfumature all'interno di questa storia sono tante, e forse Saluzzo non è come Rosarno, anche se il risultato finale, in qualche modo, non cambia per chi dorme all'aperto.



 I MIGRANTI CHE DORMONO PER TERRA - Protagonisti del clamore - involontari, perché avrebbero preferito dormire sotto a un tetto -  i braccianti africani, tutti regolari (alcuni rifugiati politici), con lavoro o "in cerca di", impiegati dalle aziende di raccolta frutta della zona. Da 3 anni un fenomeno in crescita, perchè se da un lato trovano regolarmente lavoro, dall'altro mancano le strutture in grado di accoglierli in maniera dignitosa. Non hanno più un tetto, da quando il vecchio magazzino di fianco alla stazione dei treni, occupato abusivamente, è stato sgomberato e abbattuto. E anche quella non era una sistemazione adeguata. La Caritas negli anni ha fatto quello che può, e poche settimane fa i Comuni limitrofi, facendo capo a quello di Saluzzo, dove il fenomeno è più accentuato, avevano allestito alcune "tendopoli" provvisorie, mettendo però un termine ultimo alla possibilità di accoglienza.

MUCCHE AL RIPARO, BRACCIANTI ALL'ADDIACCIO - Oggi però l'ennesimo spostamento diventa un caso, un simbolo, anche per la dinamica: i migranti si devono spostare dall'area del foro Boario per consentire lo svolgimento della Mostra della Meccanica agricola, fiera che riunisce, guarda caso, tutto quel settore che va dall'allevamento alla frutticoltura - che è la ricchezza della zona di Saluzzo - che impiega gli stessi braccianti, ma che non è in grado di occuparsi della loro sistemazione, forse semplicemente perché la legge non lo impone. E allora trattori sul piazzale, mucche dentro il Foro Boario e africani a dormire per terra, dietro la recinzione, anzi, dietro a dei pannelli che li nascondano alla vista. Un "muro", su cui qualcuno ha scritto "Saluzzo vergogna, dignità per i migranti". Una scritta contestata dal sindaco di Saluzzo Paolo Allemano, che ha lanciato appelli anche istituzionali perchè la città non venga lasciata sola gestire questa emergenza.

"UNA EMERGENZA NON PUO' DURARE TRE ANNI"Una parola "emergenza", che soffia sul fuoco della sottile polemica che da mesi vedi contrapposti il Comune di Saluzzo e il Comitato Antirazzista Saluzzese. Questi ultimi hanno segnalato da tempo la necessità di fare qualcosa, ritenendo l'accoglienza dignitosa e il punto di vista "umano", prioritario. I volontari del gruppo spontaneo, hanno conquistato la fiducia dei braccianti e li assistono come possono, organizzando anche assistenza medica e legale (su alcuni di loro pendono denunce per occupazione abusiva del suolo pubblico). Per loro non può esistere un'emergenza lunga tre anni e sulla loro pagina facebook commentano amaramente: "persone trattate come pacchi da spedire, e perennemente considerate come 'emergenza' (3 anni ormai...nemmeno i terremotati abruzzesi riescono più a competere), anche se pagano contributi (purtroppo solo sulle ore che vengono segnate in chiaro) e contribuiscono alla ricchezza del paese. Pare quindi che un'emergenza di colore possa durare un po' più a lungo...anche perchè, diciamocelo: gli africani sono abituati a dormire sui cartoni in condizioni di merda..."

IL SINDACO: "NON CENTRA IL RAZZISMO" - Dall'altro canto per il sindaco di Saluzzo non è un problema di razzismo, e questa accusa la città non la merita: "Quando arrivano centinaia di persone da tutti gli angoli d'Italia, le reazioni possono essere tante. Noi ci siamo messi a disposizione nella dimensione dell'accoglienza facendo quello che è possibile, è quello che abbiamo fatto noi" ha detto Paolo Allemano al TG3. Ma il sindaco non si sfila e rilancia "Con un po' di aiuto potrebbero trovare sistemazioni abitative, mettendosi in 3 o 4 possono anche trovare situazioni abitative a basso costo: lanciamo un appello perché i proprietari di alloggi si facciano avanti per venire incontro a queste persone".

LA VISITA DI CARLIN PETRINI: "MA LE AZIENDE CHE FANNO? - Ieri, dopo il clamore crescente attorno al caso, si è registrata la visita di Carlin Petrini di Slow Food, insieme al cantautore Gianmaria Testa, presso l'area del foro Boario. Il promotore di Terra Madre, che unisce i contadini di tutto il mondo, se l'è presa con le aziende che impiegano i lavoratori ma non li assistono: "Cosa ci vuole ad arare un campo e fare un campeggio?" si è chiesto Petrini. Ma non si sa chi si sentirà titolato a rispondere a questa domanda.
Nelle emergenze, tra le polemiche, e in mezzo agli sgomberi e alle denunce, la posizione più defilata è quella dei datori di lavoro, che lasciano andare avanti le organizzazioni di categoria, con proposte vaghe e non si sa bene realizzabili da chi, ma non sembrano intenzionati a fare qualcosa di concreto: tra un tira e molla la stagione della frutta, in fondo, sta per terminare, e a ottobre molti si trasferiranno al sud per altre raccolte.
Saluzzo forse non è Rosarno, ma un uomo che dorme per terra dovrebbe essere considerato uguale dappertutto, quale che sia il colore o l'occupazione. Chi si gira dall'altra parte per non vedere?
scritto da Marco Jorio





http://www.puntocuneo.it/news/2012/08/31/i-braccianti-di-saluzzo-senza-un-tetto-diventano-un-caso-nazionale_594978b1-f815-4066-b977-1dc4719e4e47#.UHvW9VF5eLU

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